UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA (1997 – 2015)

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Data / Ora
08/05/2016
20:45 - 22:45

Luogo
Teatro Comunale "Giuseppe Verdi"

Categorie


Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA (1997 – 2015)
danze, voci, suoni del Futurismo italiano
coreografie Silvana Barbarini
direttore del coro Emanuele De Checchi
con gli allievi danzatori del Corso Teatrodanza Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
Chiara Aru, Gianmaria Borzillo, Sabrina Fraternali, Sebastiano Geronimo, Giacomo Goina, Luciano Lanza, Erica Meucci, Flora Orciari, Daniele Podda, Luana Rossin, Francesca Siracusa, Loredana Tarnovschi, Cecilia Maria Tragni
musiche Aldo Giuntini, Filippo Tommaso Marinetti, Alexander Mosolov, André Laporte, Francesco Casavola
ricerche musicali e incisioni Daniele Lombardi
intonarumori Luigi Russolo
intonarumori mix Marco Schiavoni
testi fonetici e tavole paroliere Giacomo Balla, Fortunato Depero, Gino Severini, Filippo Tommaso Marinetti
voci recitanti Filippo Tommaso Marinetti, Cristiano Censi, Tullio Crali
registrazioni audio Studio Nicolai e Studio Zobit
scene e oggetti Roberto Manzotti con Mattia Franco e Alice Capoani
costumi Donatella Cazzola, Enza Bianchini, Nunzia Lazzaro
macchine rumoriste Fabrizio Palla
luci Paolo Latini
assistenti alla coreografia Davide Montagna, Claudia Monti
assistente alla regia Linda Riccardi
collaborazione al progetto e alla coreografia di Siio Vlummia Torrente Giannina Censi, Alessandra Manari
foto Alberto Calcinai

Riallestimento nell’ambito del Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni Ottanta/Novanta
Ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini
Comunicazione e organizzazione Silvia Albanese

Produzione 2015 Fondazione Milano-Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
In collaborazione con AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali, TPP – Teatro Pubblico Pugliese, Fondazione Fabbrica Europa per le Arti contemporanee, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”, Torinodanza festival / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale / Rassegna Evoluzioni e Prospettiva Danza Teatro

foto di Alberto Calcinai

foto di Alberto Calcinai

Le danze di Uccidiamo il chiaro di luna di Silvana Barbarini decollarono alla Scuola Paolo Grassi, nel 1997, per l’allora Atelier e oggi Corso di Teatrodanza. Silvana era stata allieva dell’unica danzatrice futurista, scoperta da Filippo Tommaso Marinetti, quando, appena sedicenne, danzava i versi del poeta comasco Escodamè e del “parolibero” Gioia e nel 1931 la Sinfonia aerea del compositore Pick Mangiagalli. In lei – ex ballerina sulle punte, stanca dell’accademia – Marinetti intravvide subito l’ideale corpo della sua Danza dell’aviatrice e forse non a caso. Giannina, ebbe Rosina Ferrario come zia materna, la prima donna dell’aviazione italiana e tra il 1929 e il 1930 si era affiancata al celebre aviatore Mario De Bernardi per spericolati voli acrobatici. Nel novembre 1931, durante l’inaugurazione della Mostra di aeropittura e scenografia futurista alla Galleria Lino Pesaro di Milano, la Censi si esibì in un alluminico costume “balneare futurista”, firmato da Enrico Prampolini, mentre, dietro le quinte Marinetti declamava il suo A mille metri su Adrianopoli bombardata e Serie di seconde parti di immagini aviatorie. Fu uno shock per il pubblico e per la critica entrambi reagirono lanciando ortaggi e improperi, e l’aerodanza, idea originalissima del Futurismo, non ebbe seguito se non nel 1979 allorché la Barbarini, con Alessandra Manari (altra giovanissima allieva della Censi) decisero di ricomporre liberamente l’esperienza della loro insegnate, e sotto i suoi occhi vigili.

Nacque un evento importate nella storia della danza contemporanea italiana Siio Vlummia Torrente. Da allora una serie di nuovi spettacoli neofuturisti, ispirati a materiali storici di poeti, artisti visivi e musicisti del movimento marinettiano, furono allestiti ancora dalla Barbarini. Solo alla Scuola Paolo Grassi, tuttavia, e su nostra indicazione, la danzatrice-coreografa osò impegnarsi nella ricostruzione non filologica delle tre danze del Manifesto futurista della danza (La danza dello Schrapnel, della Mitragliatrice e dell’Aviatrice).

L’esperienza rivelò, all’epoca, aspetti ignorati, in genere, dalla didattica italiana quali l’impiego di un’energia discontinua, crescente e decrescente, contratta e decontratta in intervalli di tempo molecolari e la valorizzazione del microgesto e di una microdinamica, mai fine a se stessa ma alla eventuale ricomposizione di un universo di senso e di poesia ove il gioco e l’ironia siano veicoli creativi oltre che espressivi.

Uccidiamo il chiaro di luna 03_foto di Alberto Calcinai

foto di Alberto Calcinai

Oggi riproposto, perché parte del cospicuo bagaglio di creazioni e progetti non convenzionali del Corso di Teatrodanza e della Scuola Paolo Grassi, Uccidiamo il chiaro di luna avrà una nuova vita (nel 1997 fu ospitato in molte città e altrettanti festival italiani) e ha già nuovi interpreti, per questo è, in parte, cambiato proiettandosi sempre, con rigenerata e fresca vivacità, nel futuro.
Marinella Guatterini

Silvana Barbarini, danzatrice e coreografa, collabora con compositori, artisti visivi e registi di teatro sperimentale. Allieva di Giannina Censi, danzatrice futurista, allestisce con lei e con Alessandra Manari un programma di aerodanze presentato nel maggio 1979 alla Galleria d’Arte Il Brandale di Savona. Completa la sua formazione a Roma presso il Centro Professionale di Danza Contemporanea e a New York presso il Nikolais-Louis Dance Laboratory e il Cunningham Studio. Nel 1985 fonda la Compagnia Vera Stasi per la quale firma numerose coreografie. Tra queste: Quartetto d’Ombre (1986), Piazze Meridiane (1988), Figure Sonore (1990), Variazioni per una Figura (1991), Nel Silenzio della Luna (1991), Siio Vlummia Torrente n.3 (1994), Parole per Musica (1996), Linee d’acqua (2003), Scritture Spontanee (2005), On Off (2008). Da sempre interessata alle nuove pedagogie e alla ricerca, organizza ogni anno a Tuscania seminari intensivi e residenze artistiche.

 

Emanuele De Checchi si è diplomato in Canto Artistico al Conservatorio G. Verdi di Milano. Ha debuttato nel singspiel di Mozart Der Schauspieldirektor, dir. C. Rizzi, Teatro Litta, 1985. Fra gli Enti con i quali ha collaborato, Autunno Musicale di Como, BOB Bussottioperaballet, Festival d’Automne, Amsterdam Festival, Vicenza Festival, Teatro La Fenice, Teatro alla Scala. Con l’Ensemble Concerto ha registrato madrigali e musica sacra di Monteverdi. Come interprete ha preso parte a spettacoli di prosa e ha insegnato canto di scena per il Teatro Stabile di Torino, Ert – Emilia Romagna Teatro, Teatro di Roma, Maggio Musicale Fiorentino. E’ docente di voce/canto alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e alla Scuola di Teatro dello Stabile di Torino.