TEATRO DA MANGIARE?

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Data / Ora
01/05/2016
13:00 - 14:30

Luogo
Galleria Vecchiato Arte

Categorie


Teatro delle Ariette
TEATRO DA MANGIARE?
evento per 30 commensali (due repliche)
di Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini

foto di Giovanni Battista Parente

foto di Giovanni Battista Parente

Sì, al Teatro da mangiare? si mangia davvero, si mangiano le cose che facciamo da ventuno anni, da quando è cominciata la nostra vita di contadini. Si mangiano le cose che coltiviamo e trasformiamo nella nostra azienda agricola, che tiriamo fuori dalla nostra terra. Seduti attorno a un tavolo, preparando e consumando un vero pasto, raccontiamo a modo nostro la nostra singolare esperienza di contadini-attori: dieci anni di vita in campagna e di teatro fatto fuori dai teatri.

Teatro da mangiare? è stato concepito in una cucina, la cucina della nostra casa delle Ariette. Noi facevamo le tagliatelle e intanto parlavamo con Armando Punzo e Cinzia de Felice che si erano fermati a dormire a casa nostra dopo lo spettacolo della sera prima.

Teatro da mangiare? ha debuttato a Volterrateatro il 18 luglio 2000 e in questi anni si è comportato come un vero e proprio organismo vivente crescendo, maturando e arricchendosi dell’esperienza di oltre 900 repliche in giro per l’Italia e l’Europa. Da allora tante cose sono cambiate nella nostra vita, ma la forza contagiosa di questo “autoritratto”, di questa pubblica confessione autobiografica, continua a sorprenderci. Siamo indubbiamente noi gli autori-artefici di questo spettacolo, ma c’è qualcosa che ci sorpassa, che lo rende autonomo, libero, di tutti e di nessuno. Attorno al grande tavolo dove ci ritroviamo, attori e spettatori, a condividere il tempo di un pranzo o di una cena, succede qualcosa che non siamo in grado di spiegare. Si compie un rito così profondamente umano da catapultarci nel cuore del nostro presente, nell’attimo assoluto del “qui e ora”, senza mediazione, nell’evidente e disarmante verità delle nostre vite.
Teatro da mangiare? è stato invitato, tra gli altri, da: Primavera dei teatri (Castrovillari), Opera Prima (Rovigo), Santarcangelo dei teatri, Volterrateatro, Drodesera (Dro), Ogliastra Teatro (Tortolì), Milano Oltre 90 (Milano), Il Filo di Arianna (Belluno), Festival Letteratura (Mantova), Festival Città Spettacolo (Benevento), Berliner Festspiele (Berlino), Le Vie dei Festival (Roma), Festival Inteatro (Polverigi), La Notte Bianca (Roma), Blickfelder Festival (Zurigo), Festival L’Arpenteur (Grenoble), Les Rencontres de La Villette hors les murs (Lille, capitale europea della cultura 2004), Festival VEO (Valencia), Festival Mundus (Correggio), FestTeatro (Poschiavo), Schlachtaus Theater (Berna), Le Channel – Scène Nationale (Calais), Festival Escrita Na Paisagem (Evora), Fundaçao Serralves (Porto), Le Bateau Feu – Scène Nationale (Dunkerque), Feria de Teatro (Puertollano), Festival Panorama (Olot), Festival de Teatro (El Ejido), Festival Accionst (Santiago de Compostela), Festival BAD (Bilbao), Festival Internacional de Teatro (Vitoria), Festival de Teatro (Pamplona), Culture Commune – Scène Nationale du Bassin Minier du Pas de Calais, Teatro Jovellanos (Gijon), Festival Platformen (Svizzera – Lichtenstein), Festival de Otono en Primavera (Madrid), WIP Villette (Parigi), Le 104 (Paris), La Ferme du Buisson (Noisiel), Festival Excentrique (Néron), Terra Festival (San Mauro Forte), Teatro Asioli (Correggio), La Friche (Marsiglia capitale europea della cultura 2013), Théatre de l’Agorà (Evry), L’Onde Théatre Centre d’Art (Vélizy-Villacoublay), Carouge (Svizzera), Le Volcan Scène Nationale (Le havre), Le Carré Communauté Urbaine de Bordeaux (Saint- Médard-en-Jalles Bordeaux) …

DICONO DI NOI
“Certo, lo spettacolo è ancora un po’ fragile, ma è un esperimento e dà furiosamente voglia di andare a vedere quello che succede nella loro valle dei sogni”. – Brigitte Salino – Le Monde 2000

“Uno strano teatro da mangiare. Continuano ad arrivare in tavola le portate, ma c’è qualcosa che rallenta sempre di più il nostro pasto. Facciamo fatica a servirci: ci stanno rapendo, prendendo alla radice dell’emozione”. Massimo Marino – www.tuttoteatro.com 2001

“Il tutto raccontato con una genuinità tanto autentica da fare male: perché fra verdure biologiche e pane cotto al forno si ha quasi l’impressione di toccare quella terra di nessuno dei sentimenti che attraversa chiunque”. Claudio Cumani – Il Resto del Carlino 2001

“L’evento ‘naturale’ che mette d’accordo tutti, romantici e marxisti, post-moderni e tradizionali, è stato il Teatro da mangiare?”. Paolo Ruffini – Liberazione 2001

“Perché è un gesto estremo, quello di mettersi così a nudo, senza filtri, senza porsi un limite … in primo luogo c’è il tentativo di trasmettere un’ esperienza (e a pochi ospiti). Poi c’è come un aspetto di espiazione, di dolorosa confessione pubblica. E ancora c’è chiaro il fatto di operare in un ambito estetico come quello del teatro, anche se ai suoi margini, come per ridefinirne i confini rimescolando l’ arte con la vita”. Oliviero Ponte di Pino – ateatro 2001

“Non ho dubbi è il miglior spettacolo di questa annata teatrale. Piccolo, semplice, umile eppure grande, grazie a quel senso di verità che ti assale e disarma”. Carlo Infante 2002

Un teatro dell’anima, che afferra lo spettatore in una ragnatela che aderisce alla pelle e alle palpebre e lo trasporta alla sua infanzia, al suo primo amore, alle proprie utopie ai propri fallimenti, alla perdita di persone care … una sorta di “Ultima Cena” di alto valore sensoriale ed emotiva, una cena di vivi e di morti… Antonio Arco – La Verdad 2009

A rivederlo dieci anni dopo, uno spettacolo ti sembra di penetrarlo meglio. Teatro da mangiare? delle Ariette torna in scena vicino a Bologna, nel loro teatro in cima a un colle, nella campagna dalle parti di Castello di Serravalle. L’emozione, la commozione è immutata, ma trovi qualcosa di più. Capisci che non è un pranzo, anche se si svolge intorno a una tavola imbandita; che non è uno spettacolo, anche se si recita, si racconta, si canta. È la celebrazione di un sacrificio, di un capro espiatorio, come in un antico rito di purificazione. Sull’ara-tavola viene imbandito il corpo e sangue di una generazione, quella che oggi ha tra i cinquanta e i sessant’anni, che qualcuno ha riscoperto come “i ragazzi del ‘77”. In scena, crudelmente, ci sono i sogni, le utopie, i fallimenti, ma anche la necessità di rinascere. Massimo Marino – Controscene 2011