CARMEN

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Data / Ora
13/05/2018
17:00 - 20:00

Luogo
Teatro Comunale "Giuseppe Verdi"

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ore 17.00 presentazione dello spettacolo a cura di Paola Bruna, giornalista e scrittrice

ore 18.00

ANBETA TOROMANI E AMILCAR MORET

CARMEN
balletto in due atti di Amedeo Amodio
dal racconto di Prosper Merimée
coreografia e regia di Amedeo Amodio
musica di Georges Bizet
adattamento e interventi musicali originali di Giuseppe Calì
scene e costumi di Luisa Spinatelli
danzano Anbeta Toromani (Carmen), Amilcar Moret (Don José), Marco Lo Presti (Escamillo), Ilaria Grisanti (Micaela), Valerio Polverari (Ufficiale) e Elisa Aquilani, Andrea Caleffi, Valentina Chiulli, Susanna Elviretti, Lucrezia Bellamaria, Tomo Muranaka, Ferdinando De Filippo, Umberto Desantis, Marco Fagioli, Francesco Moro, Davide Pietroniro, Mattia Tortora
produzione Daniele Cipriani Entertainment

«“Ah, Carmen! Ma Carmen adorée!”. Sulle ultime note dell’opera si chiude il sipario. In palcoscenico inizia lo smontaggio delle scene. A poco a poco il personale e quanti altri hanno assistito allo spettacolo da dietro le quinte, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena trascorso e man mano, un gesto, una frase, uno sguardo li spinge ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi, per puro caso. Sarà, dunque, per puro caso che Don José incontra Carmen, che rappresenterà per lui l’unico momento di vita autentica, intensa, ma anche quello della morte. A questo punto è tutto stabilito, meno il percorso o labirinto dei due destini ormai indissolubilmente legati. Così si potranno creare accostamenti scenici imprevedibili e surreali, ma sempre volti verso un’unica fine. Sarà comunque Carmen, profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, a condurre il gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte. La scena, come la musica, si svuota durante lo svolgimento del racconto, fino a rimanere nel momento finale completamente scarna, desolata ad esprimere la “solitudine tragica e selvaggia” di una donna che cerca di affermare il proprio diritto all’incostanza.»
Amedeo Amodio

«Si dice che nell’attimo della morte tutti i momenti importanti della vita riaffiorino per rendere presente ancora una volta ciò che sta per essere irrimediabilmente perduto; soprattutto le grandi emozioni, i momenti d’amore, ritornano a celebrare se stessi in un ultimo anelito di attaccamento alla vita o a ciò che di essa ha rappresentato l’essenza. Carmen vive una tragedia, quella di chi non può sopravvivere alle proprie trasgressioni ed anche la musica, a suo tempo, è stata sentita come trasgressiva e forse quasi blasfema; un flusso incontrollabile di sensualità portato nel luogo più borghese e meno trasgressivo della società tardo ottocentesca: il teatro. In questo lavoro di adattamento ho voluto restare il più fedele possibile all’originale di Bizet, mantenendo i brani delle suites già esistenti ed adattando le parti vocali nel modo più conforme possibile alla partitura dell’opera. Solo alla fine, quando la tragedia diventa nostra, e di qualsiasi epoca, la musica di Bizet ritorna in forma di ricordo, uno sguardo sul passato, ed il dramma della cancellazione si consuma, si racconta e si trasforma nella musica in forma di esalazione progressiva dal suono al silenzio; un abbandono del tempo fino all’immobilità più totale.»
Giuseppe Calì

«Reggio Emilia e il suo teatro “Valli”, Amedeo Amodio e la sua Carmen, un incontro nel palcoscenico vuoto nel fascino di uno spazio che con i suoi chiaroscuri ha accolto nella sua lunga storia chissà quante Carmen – ma Carmen, poesia, incantesimo, “formula magica” come il significato del suo nome, è ancora una volta presente. Nella nostra visione progettuale questa Carmen doveva poter agire in un rinnovato contesto che ha portato alla scelta dello spazio vuoto, con la sua astratta magia, quale contenitore attivo dell’evento drammatico. Spazio vuoto, filtrato attraverso un diaframma semitrasparente, che ripropone una realtà (il palcoscenico vuoto) solitamente nascosta allo spettatore. Alla visione di questo spazio si arriva attraverso un altro filtro che evoca simbolicamente il rosso del sipario d’opera. Dietro a questo sipario si è appena conclusa la tragica fine di Carmen, si smonta lo spettacolo e si ricompone una nuova situazione che, ricordando le parole di Merimée (“l’energia, anche se spesa in passioni funeste, suscita sempre stupore e una specie di ammirazione involontaria”), consentirà ad Amedeo di esprimere, attraverso forme e colori, l’essenza della sua visione poetica mediante le figurazioni che la danza suggerisce. Il mio apporto alla creazione di questo spettacolo si è, così, circoscritto all’individuazione di fogge per i personaggi che nella modernità del contemporaneo trovassero la loro ragione d’essere. Il supporto scenografico è pertanto affidato all’essenzialità del vuoto che acquista significato solo nelle sequenze dell’azione coreografica.»
Luisa Spinatelli

foto di Massimiliano Fusco

foto di Massimiliano Fusco

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Amedeo Amodio coreografo e regista
Nasce nel 1940 a Milano dove studia alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala entrando quindi a far parte della Compagnia di ballo nella quale ricopre molti ruoli solistici. A 24 anni lascia La Scala perché scelto come primo ballerino nella trasmissione televisiva “Studio Uno”. Lavora quindi come artista ospite all’Opera di Roma dove nel 1970 realizza versione di Petroushka (1970). Fra le altre sue coreografie: per il Festival di Spoleto Escursioni (1967), Variazioni (1969), Après-midi d’un faune (1972); per la Scala di Milano: Ricercare a nove movimenti (1975), Oggetto amato (1976), Actus III (1977); per il Carlo Felice di Genova: Il flauto danzante (1978); per il Comunale di Bologna: Parsifal (1980) e la regia di Tristano e Isotta (1981) su musiche dal vivo degli Area. Molte le sue interpretazioni accanto a Carla Fracci, tra cui Il gabbiano (1968), Il bacio della fata, Pelléas et Mélisande, La figlia di Jorio. Al cinema è fra gli interpreti principali in Il portiere di notte (1974) e Al di là del bene e del male (1977) di Liliana Cavani. Nel 1979 gli viene affidata la direzione artistica del nascente Aterballetto, riconosciuta sotto la sua guida come la prima compagnia di balletto italiana. Impostosi come coreografo-regista, realizza Romeo e Giulietta di Berlioz e Lo Schiaccianoci di Cajkovskij che gli valgono il premio Danza & Danza per il migliore spettacolo dell’anno nel 1987 e 1989. Molte le creazioni di Amodio per Aterballetto, alcune delle quali su musiche appositamente composte da autori quali Berio, Corghi, Sciarrino, Eugenio Bennato, Garbarek, Vasconcelos, Calì. Firma le coreografie per molte opere come La Vestale alla Scala (1993), Carmen (1995). Nel 1996, con la sua ultima creazione per Aterballetto, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr Hyde lascia la Direzione della Compagnia per dirigere il Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma fino al 2000. Nel 2001 firma la coreografia di Kiss me, Kate al Regio di Torino, nel 2002 rimonta Carmen per il Tulsa Ballet e per il Maggio Fiorentino. Nel 2003 è Direttore di Ballo al Teatro Massimo di Palermo, dove firma le coreografie per Lakmè e Romeo e Giulietta e la nuova creazione We like Mozart. Firma quindi le coreografie dell’Aida al Regio di Parma. Nel 2006 firma la coreografia di Sakuntala all’Opera di Roma e di Macbeth al Regio di Parma. Nel 2009 è fra l’altro coreografo e regista dello spettacolo Napoli zompa e vola andato in scena al Teatro San Carlo e a Mosca. Nel novembre 2010 gli viene assegnato il Premio alla carriera “Anita Bucchi”. Sempre al San Carlo ha firmato le coreografie per I Vespri siciliani.

Luisa Spinatelli scenografo e costumista milanese
Nata a Milano, studia Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti, Brera, dove insegna metodologia della progettazione per lo Spettacolo. Debutta come il più giovane scenografo nel 1965 al Teatro alla Scala di Milano con la Francesca da Rimini con Carla Fracci, cor. Pistoni. Come assistente di Ezio Frigerio, ha l’opportunità di incontrare Giorgio Strehler con il quale collabora e acquisisce quel modo di “fare Teatro” che l’ha accompagnata per tutto il suo percorso di lavoro. Esercita la sua attività professionale dedicandosi alternativamente alla Prosa, alla Lirica e al Balletto e lavora in Italia e all’estero con registi e coreografi che la coinvolgono in spettacoli molto importanti.
Vince il Premio Quadrivio 1990. Nel settore Prosa sono da ricordare: Per la regia Giorgio Strehler: l’Illusion Corbeille – costumi – Parigi Odeon 1984, Faust parte I – II Goethe Teatro Studio dal 1988 al 1992 e l’Isola degli schiavi Marivaux Piccolo Teatro Milano, 1994/95. Instaura un sodalizio artistico con la coppia Carla Fracci/Beppe Menegatti realizzando per loro numerosissime produzioni di grosso impegno, debuttando come “prima donna scenografo” all’Arena di Verona nel 1976 con “Schiaccianoci”, Tchaikovsky. Vince il Premio Positano-Leonide Massine per l’arte della danza nel 1989. Stimolante la collaborazione con il Maestro Roland Petit in produzioni molto particolari, da ricordare tra le tante: DIX oder Eros und Tod Staatsoper unter den Linden Berlin 1993, Le Guépard Teatro Politeama, Palermo 1995, Cherì Teatro alla Scala Milano 1996, La Dame de Pique Bolscioj Moscov 2001. Per la coreografia del Maestro P. Bart da ricordare: Schwanensee Tcaikovskij – Barenboim Staatsoper Unter den Linden-Berlin 1997 con il quale riceve la nomination per il Benois de la danse nel 1999. Per il Maestro A. Amodio, la cui collaborazione nasce prima tra ballerino e costumista e in seguito come coreografo della compagnia dell’AterBalletto di Reggio Emilia sono da ricordare: Se ne gghiuto a Venezia Stavinsky /Teatro Malibran Venezia 1982, Naturale Berio Festival delle Ville Vesiviane Napoli 1984, Romeo e Giulietta Berlioz, costumi 1987, Carmen Bizet 1995 Reggio Emilia, Maggio musicale Fiorentino, Firenze 2002, Teatro alla Scala Milano 2005, Tulsa Ballett 2006. E ancora: Kiss me Kate Teatro Regio Torino 2001, We like Mozart Teatro di Verdura Palermo 2005. Altri titoli da ricordare tra i tanti balletti realizzati: Orlando cor. R. North -Teatro dell’Opera Roma 1997, Paquita Lacotte, Opera Garnier Paris 2001, The Sleeping beauty, London 2003, A Midsummer Night’s Dream G. Balanchine Teatro alla Scala Milano 2003, Raymonda A.Maki 2004 New National Theatre Tokyo, con il quale vince il Premio Akiko Tachibana come migliore spettacolo dell’anno Tokyo 11 maggio 2005.