BEAST WITHOUT BEAUTY – QUIET NOISE – GUT GIFT

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Data / Ora
11/05/2018
20:45 - 23:15

Luogo
Teatro Comunale "Giuseppe Verdi" - sala Ridotto

Categorie


C&C COMPANY

BEAST WITHOUT BEAUTY
ideazione e creazione di Carlo Massari Vincitore Premio Prospettiva Danza Teatro 2017
con Agnieszka Janicka, Carlo Massari, Emanuele Rosa
progetto visual a cura di Anja Meyer
Partners del progetto: Prospettiva Danza-Teatro / ARTEVEN – CID Oriente-Occidente Festival Komm-Tanz Compagnia Abbondanza/Bertoni – Lavanderia a vapore / Piemonte dal vivo – Progetto CURA / Teatri di Vita – Progetto CURA / Residenza I.DRA. – Lanificio / The dance industry

MATILDE CERON

QUIET NOISE
di Michele Merola
musica di autore sconosciuto
Dipartimento danza contemporanea – Music and Arts University Vienna

FRANCESCA FOSCARINI E YASMEEN GODDER

GUT GIFT
coreografia di Yasmeen Godder
creato ed interpretato Francesca Foscarini
drammaturgia di Itzik Giuli
coreografia di Yasmeen Godder
creato ed interpretato Francesca Foscarini
drammaturgia di Itzik Giuli
accompagnamento alla ricerca di Dalia Chaimsky
musica Hajasch
disegno luci di Rocco Giansante
cura della tecnica di Luca Serafini
immagini e video di Matteo Maffesanti
Premio Equilibrio Roma 2013 per l’interprete
prodotto Fondazione Musica per Roma
coprodotto Rencontres chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis (F), Centro per la Scena Contemporanea
di Bassano del Grappa (I)
con il sostegno di Uovo e Next Laboratorio per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo –
Edizione 2013 (I)
in collaborazione con VAN associazione culturale

BEAST WITHOUT BEAUTY
L’ennesimo sguardo: fermo, freddo, gelido, impietoso sulla società. Un irriverente, cinico studio sugli archetipi della miseria umana, sull’inespressività, sulla spregevole crudeltà nelle relazioni interpersonali. Tre perdenti in un rapporto di superficiale relazione, si affrontano in un algido duello; in palio l’affermazione di un ruolo, un’identità, una posizione sociale, la sopravvivenza. Non esistono regole, tutto è consentito: ci si presta ad essere prede, vittime designate dell’altro, ne siamo coscienti, attendiamo solo che succeda, e a nostra volta siamo pronti ad avventarci, offendere, fendere, stritolare, sbranare, a finirlo impietosamente, ma senza sporcarci le mani. Un aristocratico gioco perverso di corteggiamenti a doppio fine, di soprusi; una violenza nascosta, taciuta, color pastello, che porta irrimediabilmente al massacro, all’estinzione; non ci saranno vincitori, ma solo vinti. Di tanto agitarsi non succede nulla… E allora implodiamo incapaci di rialzarci, ci abbandoniamo ma facendo attenzione a non rovinare la messa in piega, sbavare il trucco, sgualcire il tailleur, a non perdere in dignità per non subire atti di cannibalismo, essere divorati dagli altri, dal vuoto, dai nostri vuoti, dal silenzio sordo. Un tentativo di raccontare fisicamente il male di vivere, la paralysis Beckettiana: un uomo illanguidito, disperato fino a divenire insensibile, ormai incapace di prendere in mano la sua vita e sottrarla alla miseria nella quale si è impaludata. Una commedia dell’assurdo (nella quale l’assurdo, nostro malgrado lo subiamo) dal sapore esistenzialista e post- esistenzialista del teatro di Beckett perfettamente esplicato nel suo “Giorni Felici”. Un autentico tuffo nel non-sense, un’ironia nera contrappunto al pallore emaciato dei volti, una fascinazione nell’assurdità delle scene, nell’estraniamento dalla partecipazione umana alle azioni, ai fatti; figure esangui, prive d’energia, estenuate e disumanizzate, come alla fine di una lunga guerra, che sanno non essere servita a nulla se non a farsi e fare inutilmente del male, a divenire cinici e opportunisti difronte alla morte fino a contraddirsi e tradire i propri compagni di giochi. Una coreografia scarna fatta di forme lineari e geometriche; uno spazio vuoto e asettico, arricchito solo di elementi essenziali, colori tenui e carnagioni lattee. Questo studio, in itinere, rientra nel macro-progetto di ricerca della compagnia “Beast Without Beauty” che ad oggi comprende le creazioni: “Don’t be afraid” e “Spring Roll”.

ISPIRAZIONI
al teatro di Samuel Beckett e Bertold Brecht
alla filmografia di Yorgos Lanthimos, Ary Kaurismaky, Roy Andersson
all’immaginario del vignettista Gary Larson

foto di Fabrizio Costantini

foto di Fabrizio Costantini

QUIET NOISE
“Una danza dell’umano…attraverso il corpo si mostra una molteplicità di sentimenti, un procedere liberamente attraverso la verità del gesto, le pieghe di un corpo, che si dona come materia  alla ricerca di un tempo sospeso, dove tutto ci abbaglia e la luce vince sulle tenebre!”

Matilde Ceron
Nata a Udine il 7 Dicembre 1995, inizia la sua formazione sotto la guida della madre Elisabetta Ceron, continuando poi gli studi professionali all’International Dance Association di Ravenna, conseguendo il diploma di insegnante di tecnica moderna. Integra la sua formazione con molteplici corsi diretti da maestri di fama internazionale; nel 2011 ottiene una borsa di studio per l’Università dell’Arizona, dipartimento danza, e nel 2016 per la Scuola estiva presso la Palucca Hochschule für Tanz di Dresda. Nel 2017 vince il II Premio categoria “Duo contemporaneo” al Concorso “Expression” di Firenze. Nel 2014 entra al Dipartimento Danza Contemporanea dell’Università di Musica e Arte di Vienna (MUK) presso il quale sta conseguendo il Bachelor of Arts. Prende parte a innumerevoli spettacoli sia in Italia che all’estero, tra gli ultimi, nel 2017, performa alla mostra “Translocation – Transformation” dell’artista contemporaneo Ai Wei Wei a Vienna, sotto la direzione artistica di Nikolaus Selimov.

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GUT GIFT
Dopo aver vinto il Premio Equilibrio Roma 2013 per l’interprete, Francesca Foscarini ha invitato Yasmeen Godder a ideare per lei un assolo. Godder ha deciso di partire da una sequenza prestabilita di processi fisici e interpretativi che non prendevano necessariamente spunto dal corpo e dalla psiche di Francesca e di usare quest’appendice per svelare alcuni lati della sua personalità di interprete. Nella ricerca di un processo personale la coreografia, utilizzando un linguaggio appreso, gioca a svestire un personaggio socialmente consapevole per metterne a nudo gli impulsi istintivi animali e primitivi. Queste due forze trainanti interne all’opera ci beffano, giocando con la nostra percezione di ciò che è autentico e vero della ricerca. Il processo di tirare fuori dal corpo della danzatrice la sua controparte animale sarà un mezzo per arrivare a un altro livello di coscienza? O è invece una semplice indagine fisica che mira a creare un particolare effetto sul pubblico? In che modo lo sguardo del pubblico esalta, alimenta, blocca o incoraggia i vari spostamenti e cambiamenti del suo corpo e della sua psiche? E in che modo la poesia di questa particolare interpretazione mette a nudo una visione degli stereotipi femminili, dalla donna ipersensibile ed emotiva alla donna primitiva e viscerale?

foto di itzik giuli

foto di itzik giuli